mercoledì 29 aprile 2009

AAA Beni archeologici vendesi...








“Il sacrificio della patria nostra è consumato…”così Foscolo nelle Ultime lettere di Jacopo Ortis esternava tutto il suo dolore per la cessione(o per meglio dire la vendita) di Venezia all’Austria. Ebbene il 18 febbraio 2009 parte della nostra “patria” è stata venduta; il ministro per i Beni e le Attività Culturali, Sandro Bondi, e il presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino, hanno siglato a Roma un Accordo di Programma “finalizzato a promuovere la conoscenza, a sostenere la conservazione e ad assicurare le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione pubblica degli ambiti territoriali e dei luoghi ed istituti della cultura” (Accordo di Programma,articolo 4).Fin qui nulla di male, anzi bisognerebbe rallegrarsi del fatto che finalmente lo Stato si è deciso ad impegnarsi nella valorizzazione del nostro straordinario patrimonio archeologico e paesaggistico; ma leggendo meglio l’intero documento ci si rende conto che c’è in ballo qualcosa di più importante,infatti il protocollo prevede anche che la Regione Campania riceva in gestione alcuni siti di interesse culturale,come specifica l’articolo 1,punto 3 del su detto Programma “lo Stato e la Regione Campania stipulano specifici accordi applicativi volti a definire forme operative di gestione in collaborazione dei siti”. La concessione dei monumenti alla Regione Campania è stata confermata più volte sia da Pio Baldi,direttore regionale per i Beni culturali della Campania,che ha spiegato “Si tratta del primo esempio di trasferimento di competenze, dallo Stato alle Regioni”,sia dallassessore al turismo della Regione Claudio Velardi che ha ribadito che si tratta del “primo accordo con cui il Mibac affida la tutela e la valorizzazione di alcuni beni culturali della regione alla regione stessa”.Ma quali sarebbero i monumenti interessati? Si tratterebbe di 23 monumenti,compresi tra i Campi Flegrei,l’isola di Capri, il museo storico di Nola, Velia e la certosa di Padula,insomma tutti gioielli unici al mondo per bellezza e valenza storica.
Si tratterebbe dunque di un primo passo verso quello che molti hanno definito “federalismo archeologico”,cioè di affidare alle istituzioni locali la gestione dei siti attrattivi del proprio territorio,il tutto sotto la supervisione della Sovrintendenza. Una cosa davvero lodevole,in teoria, che permetterebbe alle comunità locali di gestire direttamente i propri beni e quindi di usufruire dei relativi introiti,creando posti di lavoro e favorendo in questo modo lo sviluppo economico e culturale di queste zone.In realtà le cose non stanno per niente così,infatti l’Accordo di programma,che poteva essere una occasione di rilancio per la Campania,si trasformato in un’arma a doppio taglio.La Regione Campania ha infatti affidato tutti i siti archeologici che ha ottenuto in gestione ad una società mista pubblico - privata,la Scabec,con la quale collabora già dal 2003. La Scabec(Società Campana per i Beni culturali),come si apprende dal sito web della stessa società,è stata costituita nel 2003 dalla Regione Campania con lo scopo di “valorizzare il sistema dei Beni e delle Attività Culturali quale fattore dello sviluppo della Regione Campania”; essa però nel 2004,con una delibera della Giunta Regionale è divenuta una S.P.A. a capitale misto pubblico-privato: 51% Regione Campania, 49% privato. La Regione si è inoltre impegnata a finanziare questa società per dieci anni,con un finanziamento totale di 118 milioni di euro.Una manovra a dir poco “sospetta”,in evidente contrasto con l’articolo 115 comma 3 del Codice dei Beni culturali e del paesaggio che recita “I privati che eventualmente partecipano ai soggetti indicati all'articolo 112, comma 5, non possono comunque essere individuati quali concessionari delle attività di valorizzazione”. In poche parole la regione ha affidato parte del suo patrimonio artistico ad una società mista pubblico-privata, chiudendo nuovamente nel cassetto i sogni di rilancio e di sviluppo per i cittadini che non solo non potranno beneficiare dei proventi legati alle ricchezze del loro territorio,ma che saranno anche scippati della possibilità di gestire direttamente quello che è un patrimonio di tutta l’umanità,a maggior ragione delle persone che ci vivono vicino. Credo che se uno Stato,in tutte le sue rappresentanze,non sia in grado di gestire,di valorizzare e di proteggere direttamente il suo patrimonio culturale,abbia fallito completamente. Infatti i popoli che non sono in grado di tutelare e di conservare la loro cultura e la loro storia,non sono popoli,ma genti..

Mark03

La cava di Chiaiano oggi

Eccola la cava di Chiaiano, oggi, col solito cane che "pascola" tra i rifiuti (cerchietto rosso). Scena impietosa tratta dal sito del Sottosegretariato all'Emergenza Rifiuti. Il ministero dell'ambiente l'ha inserita fra i siti da tutelare, che beffa! Con la scusa dell'emergenza rifiuti si è aperto un cancro in pieno territorio cittadino, sopra la principale falda acquifera della città partenopea. Manifestazioni, petizioni, denunce, niente. Non c'è stato niente da fare. Roccaforte del clan dei Nuvoletta, l'area fra il quartiere di Chiaiano e il comune di Marano è stato occupato da centinaia se non migliaia di poliziotti e carabinieri in assetto antisommossa per impedire le manifestazioni. A pochi metri i covi e gli investimenti della camorra.
Il Parco delle Colline non è mai esistito, sebbene sia stato fondato un ente impalpabile. Alcune di queste cave furono vendute dal Comune di Napoli ad acquirenti sconosciuti, che a loro volta le vendettero all'Impregilo per poi essere requisite dal governo e militarizzate. La Brigata Garibaldi sorveglia un buco maleodorante e fonte di morte per gli abitanti, soltanto per proteggere gli interessi di industriali e camorristi. Le cave, prima di essere vendute ad una somma maggiore di quattro volte del valore originario all'Impregilo (sempre lei, è ovunque), appartenevano ad uomini vicino ai clan della camorra. Le quindici cave a Nord di Napoli sono state riempite di rifiuti speciali pericolosi, secondo il rapporto del geologo Franco Ortolani, dell'Università Federico II di Napoli. Risulterebbe, secondo le analisi, che diversi milioni di tonnellate di rifiuti sono state sversati nel Parco delle Colline, poco distante dalla zona ospedaliera, la più grande del Mezzogiorno. Di questa spazzatura, il 10% (500.000 tons) risulta tossico. Nella Cava del Poligono furono ritrovate 10.ooo tons di amianto, sbriciolate dai mezzi dell'esercito, precedentemente rinchiusi in sacchi blu dell'Enel. Attualmente non è stata fatta alcuna bonifica.
Crolli, smottamenti, errori nella progettazione e inosservanze hanno trasformato la discarica di Chiaiano in una bomba ecologica. Ma cosa fare dinanzi a militari armati e decine di camionette della polizia?
E hanno chiamato pure camorristi chi protestava durante il Maggio del 2008... a quelli che protestavano... non loro che sversano... L'Italia alla rovescia.

martedì 28 aprile 2009

Bufera giudiziaria si abbatte sulla Regione: 23 arresti

Ci risiamo. Ogni due o tre settimane viene indagato qualche assessore, consigliere o politico. Stavolta tocca nuovamente alla Regione Campania che si vede bersagliata dalle toghe rosse di Berlusconi (anche se inspiegabilmente ora colpiscono amministratori di centrosinistra). La Procura di Santa Maria Capua Vetere ha emesso 23 ordinanze di custodia cautelare nei confronti dell’ex assessore provinciale di Caserta, Francesco Capobianco; l’amministratore del Comune di Pignataro, Francesco D’Alonzo; i funzionari del genio civile di Caserta Michele Testa e Mario Pasquariello; gli imprenditori Renzo Bracciali, Giampiero Tombolillo, Giovanni e Tommaso Verrazzo; il direttore dei lavori Giuseppe Esposito; i firmatari del progetto Italo Verzillo, Giacomo Scacciante e Gianluigi Fregosi. Fermati inoltre i progettisti Pietro Marco Stella, Gerardo Befi, Giovanni Bassi, Alessandro Salvini. Custodia cautelare anche per Silvia Fiorani, contabile del gruppo Bracciali e per Margherita Di Vincenzo, dipendente. A quanto pare la Procura ha indagato queste persone per associazione a delinquere finalizzata alla truffa ai danni della Regione Campania, alla corruzione di pubblici ufficiali, alla rivelazione di segreti di ufficio e per falso in atti pubblici. Avvisi di garanzia nei confronti dell’assessore regionale alle attività produttive, Andrea Cozzolino e di Gianfranco Nappi, coordinatore del presidente della Regione Bassolino.

La cosiddetta questione morale va a farsi friggere, ovviamente. Tuttavia l’indagine è ancora in corso e non è detto che non vengano fuori altri nomi.

L’oggetto del desiderio sarebbe stata una centrale elettrica a biomasse nei pressi di Pignataro Maggiore, comune del casertano. I magistrati rendono noto che gli imprenditori laziali Renzo Bracciali e Gianpiero Tombolillo avevano costituito tre società, la Biopower S.p.a., la Natural Energy S.r.l. e la Energethic S.r.l., costruendo una fitta rete di corruttela e favoritismo con l’Assessorato alle Attività Produttive e col Genio Civile di Caserta. Quest’ultimo ente, tramite Michele Testa e Mario Pasquariello, aveva il compito di aggirare le norme antisismiche (il che è una bestemmia in tempi di terremoto in Abruzzo). Entrambi avrebbero ricevuto una tangente di 100mila euro dai due imprenditori romani, prelevata da un conto svizzero di una società con sede a San Marino. Bracciali e Tombolillo avrebbero concesso al figlio del dirigente della Regione Vincenzo Guerriero un posto nel team project della centrale in cambio di favoritismi; inoltre un funzionario pubblico in seno alla Regione, Fulvio Scia, avrebbe rivelato atti segreti a Tombolillo, favorendo così le sue scelte imprenditoriali e ricevendo in cambio un compenso annuo di 25mila euro.
Per mantenere rapporti istituzionali il duo si rivolgeva a Eugenio Di Santo, coordinatore della segreteria particolare dell’assessorato, il quale avrebbe provveduto a fissare degli incontri con l’assessore regionale Andrea Cozzolino, facilitando così i loro affari. Per lui un “premio” di 140mila euro consegnati direttamente da Bracciali.

I due imprenditori romani avevano ora bisogno di contatti con i politici locali. Due imprenditori locali, Giovanni Verazzo e Tommaso Verazzo, avrebbero funto da intermediari al Comune di Pignataro Maggiore con Francesco D‘Alonzo, alla Provincia di Caserta con Francesco Capobianco e coi funzionari del Genio Civile detti prima.
D’Alonzo avrebbe inoltre accettato come sponsor della propria squadra di calcio, la S.C. Pignataro Calcio, la Biopower e la Cover Sud Srl di Giovanni Verazzo e di Tommaso Verazzo, in cambio del proprio voto favorevole al rilascio del nulla osta per la realizzazione della centrale, durante una riunione del consiglio comunale del maggio 2007.

L’assessore provinciale alle attività produttive Capobianco avrebbe assicurato pieno sostegno pubblico alla realizzazione della centrale, dissuadendo un suo collega della stessa area politica dal protestare contro le modalità di costruzione, in cambio della promessa, fattagli da Tombolillo, di assumere un suo “pupillo” come consulente del gruppo Bracciali. Capobianco avrebbe così conseguito un accrescimento del consenso elettorale in quelle persone che sarebbero state assunte, tramite una sua segnalazione, presso la centrale di Pignataro Maggiore.

A vario titolo sono stati messi in custodia cautelare Giovanni Esposito di Casoria, Italo Verzillo di Caserta, Gianluigi Fregosi di Lecco, Giacomo Scacciante di Vimodrone. Anche i progettisti Giovanni Bassi, Marco Pietro Stella e Alessandro Savini della società di Tombolillo e Bracciali, tutti originari di Forlì, sono stati arrestati.
Figurano poi due donne tra i destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare: Fiorani Silvia di Roma, consulente contabile e responsabile della gestione di somme illecite del sodalizio criminoso; Di Vincenzo Margherita, col compito di “avvicinare”, grazie a conoscenze dirette in settori amministrativi, funzionari pubblici utili al gioco di Tombolillo.

Anche Giuseppe Raguzzi, funzionario del settore attività produttive della Regione Campania, è stato messo agli arresti domiciliari per aver favorito la società Tombolillo-Bracciali nel fornire l’autorizzazione necessaria alla realizzazione di diverse centrali eoliche a San Bartolomeo in Galdo (BN) a discapito della Sorgenia Spa, della Gaia Srl e della Ecoenergia srl, insieme a Guerriero Vincenzo. Avrebbe diviso i guadagni con Giampiero Tombolillo, Fulvio Scia e Gerardo Befi (progettista comunale incaricato di far pervenire l’ok alla realizzazione della centrale).

Bracciali, Tombolillo e Giovanni Verazzo avrebbero indotto in errore i funzionari della Regione dichiarando all’ente falsità, in quanto attestavano che la società Area Sviluppo Srl, che era parte alienante del terreno su cui sarebbe sorta la centrale e la Biopower, che ne era parte acquirente, non avevano reciproci interessi o partecipazioni societarie fra loro, a pena dell’inammissibilità dei fondi europei. In cambio avrebbero ricevuto tramite agevolazioni statali diverse (i certificati verdi) un finanziamento di 60 milioni di euro da parte dell’UNIPOL Merchant Bank.

La tentata truffa ammonta a 6,8 milioni di euro.

Solo per la costruzione di una centrale a biomasse si scatena un putiferio, figurarsi con la ricostruzione dell’Abruzzo, con gli inceneritori, col Ponte di Messina, con la TAV e con tutte le opere private e pubbliche di questo Paese.

Nel frattempo Lepore, procuratore di Napoli, afferma che il 30% della politica è collusa con le organizzazioni mafiose. Viva la sincerità!

Ps: Il condizionale, purtroppo, è d’obbligo poiché non vi è un processo. Con la scusa del garantismo si stanno mangiando l’Italia.