sabato 2 dicembre 2017

Il silenzio su Bobb


Tra le decine, centinaia di ammalati su una barella che aspettano nei corridoi dei nostri ospedali di essere curati, si staglia questa storia che i media nazionali hanno opportunatamente provveduto ad oscurare (o a narrare in maniera distorta).

Dopo appena tre settimane dal ferimento a colpi di pistola, Bobb Alagiee sarà dimesso dal Cardarelli. Secondo i medici "è tutto ok" nonostante il proiettile sia rimasto conficcato in una vertebra all'altezza del collo. Al momento non c'è certezza che possa essere inserito in qualche centro che possa seguirlo nella riabilitazione e in tutte le difficoltà sanitarie che inevitabilmente si troverà ad affrontare.
Inutile dire che a questo fatto avrebbero dovuto seguire interventi istituzionali e prese di distanza pubbliche da chi ha commesso il tentato omicidio. E invece ecco calato il solito silenzio generale (partiti e movimenti compresi), eccetto quei comitati antirazzisti che seguono le vicende della malaccoglienza da diversi anni. Anzi, è partito il solito meccanismo di colpevolizzazione della vittima, stavolta ancor più becero visto che il soggetto è "immigrato" e "di pelle oscura".

Sulla ricostruzione della vicenda non mi sbilancio perché quello è compito della magistratura. Ma davanti a tutto questo, per quello che possiamo concretamente fare per lui, mi viene solo una cosa da dire.

Onore a Bobb che ha avuto il coraggio di ribellarsi anche davanti a chi vigliaccamente impugnava una pistola.

venerdì 3 novembre 2017

Quanno staje for'a 'sta Loggia


A Napoli, come in tutte le grandi città italiane, hanno sede le due confraternite massoniche principali del nostro Paese: il Grande Oriente d'Italia e la Gran Loggia d'Italia degli A.L.A.M. Entrambe hanno individuato il loro quartier generale nel comprensorio della Galleria Umberto e condividono lo stesso angolo di edificio a nord - est (quello tra via Santa Brigida e via Giuseppe Verdi), ma i due ingressi sono curiosamente posti in direzione contrapposta: mentre al tempio del Grande Oriente si accede dall'interno della galleria (cerchio blu), alla sede della Gran Loggia (cerchio rosso) si accede invece dal portone esterno di via Giuseppe Verdi n. 18 (secondo alcuni il celebre compositore sarebbe stato iscritto alla massoneria), quasi a voler simboleggiare la distanza che contraddistingue i due ordini fin dalla scissione avvenuta nel 1908.




La massoneria non può divulgare ai non appartenenti (i cosiddetti "profani") né i suoi segreti né il suo modus operandi. Per questo anche la sua proiezione esterna dev'essere sempre schermata. Ciò avviene sotto forma di associazioni culturali o "Centri studi" i cui membri coincidono con i fratelli massoni (come è riportato anche questo stralcio della relazione della Commissione Anselmi sulla P2 di Licio Gelli).

Pag. 16

La sede della Gran Loggia d'Italia a Napoli è infatti chiamata "Centro Sociologico Italiano" e si riferisce all'omonima associazione che fu fondata nel 1968, dove all'art. 3, lettera g) dello statuto si specifica che il Centro Sociologico Italiano "si identifica con la Massoneria Italiana - Discendenza Storica di Piazza del Gesù [...]" (allegati alla relazione, pag. 610)

La sede del Grande Oriente partenopeo, adibita a tempio massonico durante la svolgimento dei riti, è intestata invece al "Circolo Darwin". Se si fa una ricerca sul web, si noterà che il Circolo Darwin viene ascritto alle associazioni a scopo artistico e culturale, mentre da un decreto dirigenziale della Regione Campania del febbraio 2016 - di approvazione di una modifica statutaria - si legge che l'associazione è stata costituita nel lontano 1970 ed è iscritta al registro regionale delle persone giuridiche private. Inoltre l'Agenzia delle Entrate riporta che per l'anno 2017 (e anche per i precedenti) l'associazione ha chiesto ed ottenuto il beneficio del 5 x mille. 



Insomma, una metodologia che per certi versi non si discosta da quella tipica del periodo della famigerata P2, anche se per analizzare la peculiarità di quella loggia occorrerebbe approfondire in una diversa occasione.


lunedì 10 luglio 2017

Tra migranti e larghe intese, tornano la destra e la sinistra


L'aggravarsi della "crisi" migratoria ha obbligato gli attori politici a porre nuovamente al centro del dibattito la questione ideologica tra destra e sinistra, in una fase in cui il successo del MoVimento 5 Stelle la faceva già presagire morta e sepolta. Il "post-ideologismo" ha infatti dimostrato tutta la sua fragilità alla prova dei fatti e il ritorno dell'asse destra-sinistra sta paradossalmente contribuendo a ricostituire quel progetto politico chiamato larghe intese. Proviamo a capire come.

Venuta meno l'intesa (fragile) sulla riforma elettorale tra Partito Democratico, Forza Italia e MoVimento 5 Stelle a causa di un "disguido tecnico" al tabellone elettronico della Camera, in cui furono palesate le indicazioni di voto dei parlamentari durante una sessione che doveva essere a scrutinio segreto, il PD a trazione renziana ha ripreso a marciare sulla linea strategica di destra inaugurata dapprima con la nomina di Minniti a capo del Viminale e la ratifica dei decreti sui migranti e sull'ordine pubblico nelle città, utili a guadagnarsi le simpatie dell'elettorato di destra e a rendere possibile una futura alleanza con Forza Italia e finanche Lega Nord, e infine con l'allontanamento dei dirigenti mugugnoni (in primis Bersani) che sono usciti dal partito e confluiti in MDP.

Il Partito della Nazione avrebbe così un numero decisivo di consensi per poter governare alle prossime elezioni, con Renzi e Berlusconi nuovamente insieme sullo stesso carro, sul quale però peserebbero come macigni due incognite rilevanti.
Per Matteo Renzi, la scelta di schierarsi su posizioni securitarie in materia di immigrazione ha suscitato l'opposizione di una parte rilevante della sinistra che ha fatto dell'accoglienza (più o meno interessata) la sua bandiera. Questo fronte è attualmente capeggiato dall'ex ministro Emma Bonino (impegnata nella campagna nazionale "Ero Straniero" per i diritti dei migranti, promossa dai Radicali insieme alle ARCI) la quale ha rivelato alla stampa come fosse stato lo stesso Renzi ad accettare tre anni fa che i migranti sbarcassero tutti in Italia, una scelta "umanitaria" dietro la quale si nascondevano probabilmente interessi meno nobili: dalla necessità di offrire la "materia prima" (perdonate la brutalità) alle cooperative dell'accoglienza, fino alla volontà di Renzi di accreditarsi presso le istituzioni europee dopo il celebre #staisereno rivolto ad Enrico Letta.
Per Silvio Berlusconi, l'incognita più pesante ha origine giudiziaria. Il boss Giuseppe Graviano, durante alcuni colloqui in carcere col camorrista Umberto Adinolfi, avrebbe indicato l'ex Cavaliere come mandante delle stragi degli anni '90. I colloqui sono stati intercettati dagli inquirenti e depositati dal pm Di Matteo nel corso del processo per la presunta trattativa Stato - mafia (ricominciato peraltro lo stesso giorno in cui alla Camera naufragava l'accordo sulla riforma elettorale) e su cui potrebbe arrivare l'iscrizione nel registro degli indagati da parte delle Procure che indagano sulla vicenda.

Se il "vecchio" si muove su dinamiche già rodate da tempo, più complesso è offrire una chiave di lettura per il "nuovo". Di certo la ricerca del consenso è divenuta centrale anche per il M5S, con buona pace dell'antico "uno vale uno" e del "né di destra né di sinistra". Finito nell'occhio del ciclone a seguito di infelici uscite in pubblico e del fallimento di alcune strategie (caso Marra su tutti) che hanno fatto irritare buona parte dei suoi colleghi parlamentari, Luigi Di Maio ha iniziato a smarcarsi dalla manovra di accerchiamento, puntando il mirino sul ruolo delle ONG e sulla necessità di utilizzare il pugno duro contro i flussi migratori provenienti dall'Africa. La mossa è servita a guadagnare consenso personale e ad orientare il M5S su posizioni di destra, contro quelle più di sinistra attualmente incarnate dai suoi avversari interni ed esterni (i "buonisti alla Saviano"). Sulle diatribe interne veglia imperturbabile Casaleggio jr., non interessato alle questioni di orientamento ideologico che pure animano il suo partito.

Tatticismi che quindi sfuggono al perseguimento dell'interesse nazionale, frutto del più grave deficit di democrazia che il nostro Paese vive dal dopoguerra. L'Italia è rappresentata dall'ennesimo Governo non eletto da nessuno e da un Parlamento votato sulla base di una legge elettorale dichiarata incostituzionale dalla Consulta. La governabilità è resa impossibile dalla presenza di tre schieramenti - PD, M5S e centrodestra - che si contendono la stessa resa elettorale del 30%. Venuti meno i grandi partiti indissolubilmente legati alle rispettive ideologie di riferimento, l'asse destra-sinistra si sposta rapidamente a seconda delle convenienze e degli umori del corpo elettorale, e il tema forte delle migrazioni sta imponendo la propria agenda alle forze politiche, fino a spingerle a dare formalmente vita al Partito della Nazione.