mercoledì 9 settembre 2009

Casalesi a Poggioreale e in Abruzzo

Tratto da Il Mattino. Articolo di Rosaria Capacchione

NAPOLI (9 settembre) - Un incidente di percorso a luglio, con l’esclusione per mancanza di requisiti minimi sulla tipologia dei lavori da effettuare. Lo stop a settembre, per vizi antimafia. Tra le sedici ditte ammesse al grande appalto per la ricostruzione post-terremoto a L’Aquila, la «Fontana Costruzioni spa» non c’è più. L’impresa che si era aggiudicata un lotto della commessa da 400 milioni di euro, è stata esclusa dalla Protezione civile qualche giorno fa, quando dalla prefettura abruzzese è arrivato l’altolà. L’informativa antimafia trasmessa dall’ufficio territoriale di governo di Caserta, infatti, la inserisce nella lista nera: tra le società, cioè, che hanno rapporti opachi con ambienti della criminalità organizzata. Nello specifico, con il clan dei Casalesi. Anzi, con la famiglia di Michele e Pasquale Zagaria. Ma lo screening sulle commesse aggiudicate dall’impresa di San Cipriano d’Aversa sta riservando ben altro.

La partecipazione alla gara dell’Aquila risulta essere, infatti, solo la parte mediaticamente più visibile di un portafoglio lavori di tutto rispetto e consistenza, con la presenza massiccia anche in cantieri pubblici finanziati dal ministero della Giustizia e dell’Interno. Una beffa? La Dda di Napoli e il Gico della Guardia di Finanza ci sta
nno già lavorando, e i primi risultati delle indagini si stanno rivelando clamorosi.

La «Fontana Costruzioni», con sede a San Cipriano d’Aversa in via Salvatore Vitale (stessa strada in cui risulta domiciliato il capo latitante dei Casalesi), risulta aggiudicataria - in associazione temporanea con un’altra impresa - dei lavori per la ristrutturazione delle aule bunker del carcere di Poggioreale, le stesse nelle quali vengono celebrate le udienze dei processi contro i clan camorristici campani e che hanno ospitato il processo di appello Spartacus.

E non basta. La stessa ditta sta lavorando alla ristrutturazione e alla riconversione di uno dei fabbricati dell’ex parco Rea, oggi Parco Sole, a Giugliano, confiscati al camorrista e usuraio Francesco Rea. Appalto finanziato con i fondi del Pon sicurezza, dieci milioni di euro. L’immobile fa parte del blocco in cui hanno sede le nuove caserme (quella della Guardia di Finanza è stata inaugurata nel 2007) e ch
e potrebbe essere destinato a ospitare la cittadella giudiziaria di Giugliano. Altri appalti pubblici, per opere infrastrutturali, sarebbero stati aggiudicati alla stessa «Fontana Costruzioni» anche a Ponticelli e Soccavo.

L’accertamento sulla solidità imprenditoriale e finanziaria della ditta e sul suo «certificato di origine» ha segnalato alcune anomalie ritenute di notevole interesse investigativo. Il capitale sociale non risulterebbe avere una provenienza trasparente. Sarebbe originata, secondo voci raccolte dagli
stessi apparati investigativi a San Cipriano d’Aversa, da una consistente vincita al lotto. Né risulterebbe lineare la trasformazione dell’impresa da società a responsabilità limitata a Spa.

La società, indicata espressamente come «vicina al clan Zagaria» per conto del quale effettuerebbe operazioni di riciclaggio, at
tualmente è costituita da Luigi Fontana, di Casapesenna, e dai figli Elvira e Nicola. Il collegamento con la famiglia Zagaria sarebbe un consorzio, il Cogeimtec, del quale risulta essere socio il cognato di Michele Fontana, lo «sceriffo» cugino di Michele e Pasquale Zagaria che per loro conto, gestiva i rapporti con la Regione Campania all’epoca degli appalti per l’Alifana, e con Imma Capone, imprenditrice e camorrista, uccisa qualche anno fa in un agguato.

Se quanto emerso dalle prime indagini dovesse essere confermato, la «Fontana Costruzioni spa» avrebbe preso il posto, in buona sostanza, della costellazione di imprese casalesi che tra il 2003 e il 2006 avevano stretto rapporti con le pubbliche amministrazioni emiliane, tentato di mettere le mani sulle Grandi opere infrastrutturali e reinvestito in Lombardia. E che ora avrebbero cercato di ripartire, con nel 1984, dal cemento del dopo terremoto
.

Ps: la società Fontana Costruzioni risulta essere l'artefice della costruzione di numerosi alloggi nei quartieri di Soccavo e Chiaiano. Inoltre è responsabile della riqualificazione urbana di Ponticelli, sempre per conto del Comune di Napoli.

Le fiamme divorano la Campania

E' da ore che un vasto incendio sta interessando il Parco Nazionale del Vesuvio. La grossa macchia di fumo era oggi visibile da qualunque angolazione si guardasse il massiccio vulcanico. In fumo sono cinque ettari, ma non è l'unico incendio che sta interessando la Campania. Sono 39 gli incendi boschivi che hanno interessato la Regione, la più colpita da questo fenomeno. A questi si aggiungono i continui roghi di rifiuti tossici che appestano le Province di Napoli e Caserta. Proprio il 7 settembre, al Centro Direzionale, è andato in fumo un cumulo di rifiuti. Queste le immagini dell'incendio.



Riguardo il grosso incendio che ha interessato l'area adiacente al centro commerciale Campania, più di una persona riferisce che quanto comunicato dal TGR su Raitre, ovvero che l'ipermercato fosse stato evacuato, è una falsità. Anzi, molti riferiscono che non v'erano forze dell'ordine nelle vicinanze e che tantissime autovetture sono rimaste imbottigliate per ore tra i fumi tossici sprigionati dal rogo.



Disinformazione e indifferenza uccidono la nostra Regione. L'associazione "La Terra dei Fuochi" sta organizzando una manifestazione per chiedere alle autorità di porre fine allo scempio ambientale in atto in Campania.

lunedì 10 agosto 2009

Cronaca di una strana e"maledetta" estate


Riportiamo di seguito l'articolo de "Il Mattino" di sabato 8 agosto che racconta l'ennesimo"incidente" avvenuto sulle spiagge della Campania,con sversamento in mare di liquami. Protagonista questa volta è la spiaggia di Marina di Puolo a Sorrento.
Passamo alla cronaca:
"SORRENTO (8 agosto) - Impianto fognario sovraccarico, liquami sull’arenile, inevitabile il divieto di balneazione per un tratto del litorale di Marina di Puolo, il borgo che congiunge il territorio di Sorrento a Massa Lubrense. Un altro duro colpo all’immagine turistica della zona.
Ieri mattina, attorno alle 10, un guasto alla pompa di sollevamento ha scaricato sulla spiaggia una scia maleodorante che si è riversata in mare, a poca distanza da lettini e ombrelloni occupati dai bagnati. Bambini, ma anche adulti ed anziani hanno continuato a fare il bagno in mare come se niente fosse. Almeno fino a quando, nel primo pomeriggio, il sindaco di Sorrento Marco Fiorentino, non ha inviato gli agenti della polizia municipale per installare i cartelli del divieto di balneazione e di interdizione della parte di arenile interessata dallo sversamento, sancito da una apposita ordinanza. Il provvedimento, come spiega l’assessore comunale all’Ambiente, Rosario Fiorentino, «resterà in vigore fino a quando l’Arpac non avrà effettuato le analisi sulle acque e non sarà bonificata la spiaggia».
(...)I tecnici della Gori, la società che gestisce l’impianto, si sono fatti attendere circa quattro ore prima di effettuare un sopralluogo. Il loro intervento ha consentito di riattivare la pompa di sollevamento arginando l’ulteriore fuoriuscita dei liquami.
«È assurdo che per un semplice interruttore scattato vengano sversati reflui lungo una spiaggia piena di bagnanti», sottolinea Claudio D’Esposito, presidente del Wwf penisola sorrentina, accorso sul posto per prelevare un campione di acqua di mare da sottoporre alle opportune analisi.
(...)l sindaco Marco Fiorentino avverte i vertici dell’azienda che «ci si riserva di segnalare quanto accaduto alle autorità competenti per ogni genere di responsabilità: lamento in genere lo scadimento della qualità e l’intempestività degli interventi».

La cronaca
parla da sola,si tratta dell'ennesimo episodio di "cattiva amministrazione",anche se dopo tutto ciò che è accaduto questa estate in Campania qualche dubbio in più sorge spontaneo.
L'estate 2009 in molte parti della nostra regione è stata davvero tragica per bagnanti e operatori turistici che in alcune zone lamentano cali di presenze comprese intorno all'80%.
Tutto è iniziato alla fine di giugno,quando,a causa della protesta dei dipendenti della Hydrogest,società che gestisce l'impianto di depurazione di Cuma,i liquami provenienti dalle fognature sono stati sversati direttamente in mare senza essere trattati.
Di conseguenza il sindaco di Monte di Procida ha emesso il divieto di balneazione,salvo poi ritirarlo pochi giorni dopo,visto che le analisi effettuate dall'Arpac hanno dato esito negativo.
Troppo tardi. La bomba era ormai esplosa.
Rapidamente si diffondono voci,del tutto infondate, che il mare non è balneabile nemmeno a Bacoli e Pozzuoli;si vocifera di bambini morti,di bolle dalle quali fuoriescono vermi,di topi in mare, di resti umani ritrovati nelle acque e qualcuno ha addirittura parlato di una donna gravida che avrebbe partorito un animale!
Insomma tutte storie degne del migliore film di fantascienza. Ormai però la paura la fa da padrona e l'ignoranza della gente è tanta,così come la disinformazione.
A risentirne non è solo l'immagine dell'area domitio-flegrea,ma anche le isole di Procida e Ischia.
Passa poco tempo ed ecco servito il secondo colpo. Questa volta lo scenario è quello di Bacoli,ma non le spiagge di Miseno-Miliscola ormai deserte,ma il piccolo spazio di mare di Marina Grande,che nel frattempo era stato invaso dai bagnanti restii a fare il bagno nelle acque di Miseno. Proprio quando questo piccolo porticciolo è affollato di bagnanti avviene la" accidentale" rottura di una pompa di sollevamento e così i liquami finiscono in mare.
proprio come è accaduto oggi ,ad una ventina di giorni di distanza,a Marina di Puolo. Cambia solo lo scenario che questa volta è la penisola sorrentina,che era stata solo parzialmente colpita dal ciclone scatenatosi in seguito allo sciopero dei dipendenti del depuratore di Cuma.
Tutta la Campania è stata colpita .Quello che dovrebbe essere il settore trainante nella nostra terra,il turismo,è in ginocchio.

Ma cosa c'è dietro tutto questo?
Difficile credere che si tratti di "incidenti" avvenuti per caso contemporaneamente e dovuti solo all'inefficienza delle amministrazioni locali e regionali.

Non c'è dubbio che i Comuni,le provincie e la Regione in questi anni non hanno fatto il loro lavoro e che quindi hanno delle gravissime colpe,perché non hanno ammodernato gli impianti,hanno sperperato i fondi che sono arrivati negli ultimi venti anni e non hanno investito nel sistema,ma non può essere solo questo. Molti sono le ipotesi formulate dalla gente, c’è chi parla di interessi della camorra che possiede piscine e acquapark,chi invece sostiene che sono le stesse amministrazioni comunali che creano volutamente questi problemi per cercare di ottenere soldi e finanziamenti dal governo e dalla regione,c’è infine l’ultima ipotesi legata ad un mega progetto denominato “Waterfront”...

Se due indizi sono una prova...