sabato 8 giugno 2019

Assalto alla Città



Quando alcuni mesi fa venne presentato il progetto di riqualificazione del rione Sanità, qualcuno pensò di trovarsi dinanzi alle solite trovate megalomani che la politica napoletana è abituata a sfornare in prossimità delle scadenze elettorali. Ma l'annuncio della imminente stipula della convenzione tra Mibac e Comune di Napoli per l'elaborazione di uno studio di fattibilità, come annunciato dal presidente della municipalità Ivo Poggiani, sembra avergli dato concretezza. Le linee progettuali, redatte dall'università Federico II di Napoli, prevedono, oltre al prolungamento dell'Alta velocità nel cuore della città, la costruzione di una nuova rampa della tangenziale che vada ad immettersi nella trama viaria del rione. In prossimità del nuovo ingresso è prevista la costruzione di mega-parcheggi per 2000 posti auto, da collocarsi nelle delicate cavità tufacee che lambiscono le Catacombe di San Gennaro, in gran parte di proprietà della Curia.  

Frame del progetto (Fonte: Repubblica Tv)
Le motivazioni addotte per un'opera del genere sono le più svariate: si va dallo scomodare la rievocazione dello storico sopruso compiuto dai francesi nel 1800 con la costruzione del famigerato ponte della Sanità, fattore di isolamento del rione dal resto della città, fino alla ben più prosaica necessità di rendere il centro storico fruibile per i crescenti flussi turistici. Qualunque cosa pur di giustificare una delle più grandi speculazioni edilizie dai tempi d'oro del terremoto, quando i vari ministri Scotti e Cirino Pomicino (attuale presidente della Tangenziale di Napoli SpA) costruivano le fortune d'una vita sulle macerie di quegli anni. Nel partecipare al convegno indetto dall'università, il presidente della Camera Roberto Fico non ebbe difficoltà ad ascrivere il progetto nell'ottica di un piano complessivo di rigenerazione urbana di Napoli, insieme al sindaco Luigi de Magistris, al governatore Vincenzo De Luca e al sacerdote della chiesa di San Vincenzo Antonio Loffredo, grande sponsor della riconversione delle cave dello Scudillo in chiave turistica fin dai tempi del romanzo Nostalgia del compianto Ermanno Rea, al quale ne avrebbe parlato con lo pseudonimo di don Luigi Rega
Fico, Poggiani e de Magistris (Fonte: il Gazzettino Vesuviano)

Proprio le motivazioni a sostegno del progetto non reggono a semplici considerazioni: la tangenziale, lungi dal decongestionare un quartiere densamente abitato come la Sanità, è da sempre un fattore di aggravamento del traffico a causa della sua collocazione in prossimità del centro cittadino, oltre che dello scandaloso pedaggio; senza tener conto che l'opera potrebbe essere sfruttata dal gruppo Benetton per ottenere un ulteriore prolungamento della convenzione col Ministero delle infrastrutture, così come avvenuto per quella scaduta nel 2009 e prorogata fino al 2037 dietro il pretesto del cantieramento di nuovi lavori. Cosa dire poi del fatto che tutto ciò cozza contro qualsivoglia programma di disincentivazione del mezzo privato a favore dei trasporti pubblici. Dove sono finite le idee di car sharing, di mobilità sostenibile?

L'impressione è che pur di rendere la città a misura di turista, si finisce ancora una volta per piegare gli strumenti istituzionali al meccanismo di accumulazione del capitale. Strumenti che invece rimangono assolutamente inerti laddove sarebbe prioritario intervenire a sostegno dei tanti che non traggono alcun beneficio da questa nuova rincorsa all'oro: si tenga presente che ad oggi non c'è traccia delle delibere annunciate mesi fa da de Magistris, volte a regolamentare il fenomeno dei bed&breakfast spuntati come funghi nel centro storico, a cui è seguito il vertiginoso aumento dei fitti che ha spinto il procuratore Giovanni Melillo al paragone con la realtà immobiliare di Manhattan a New York. Emblematico di questo laissez-faire è stato il cartello "vendesi" apposto in un vicolo del centro storico, su cui il proprietario si è premurato di riservarlo ai soli turisti, con un laconico non ai napoletani. Un deja-vu che rimanda ad analoghi divieti rivolti ai meridionali emigrati nel Nord Italia, e che evidenzia come il disprezzo sociale sia un problema di classe e non di localizzazione geografica. 

Il cartello anti - napoletani

Ma che il mattone rappresenti ancora una volta il presente e il futuro della classe dirigente italiana, sia da un punto di vista statico (la messa a reddito della proprietà privata) che da un punto di vista dinamico (il ciclo del cemento), lo dimostrano le modifiche che il governo gialloverde sta approntando al codice dei contratti pubblici. L'obiettivo dichiarato è quello di estrarre ulteriore plusvalore da un territorio ormai esangue e altamente antropizzato, stanco di pagare tributi alla logica del profitto. A livello locale è sufficiente spulciare alcuni permessi a costruire rilasciati dall'amministrazione comunale per capire che la direzione intrapresa non è poi così diversa dai rampanti anni '80. Uno di questi prevede la demolizione di un opificio industriale abbandonato lungo via della Stadera - arteria orientale che connette la città col suo sgangherato hinterland - per far posto ad un grosso complesso residenziale usufruendo del bonus del 35% in più di cubature consentite dal Piano Casa approvato nel 2009 dall'allora governo Berlusconi. Ad aggiudicarsi l'affare è stato il costruttore napoletano Francesco Fontana, più volte finito nel mirino della magistratura per reati di abusivismo edilizio. 

Il procuratore di Napoli Giovanni Melillo
Ed è proprio l'economia informale il vero deus ex machina in grado di orientare il mercato immobiliare a queste latitudini, nonostante ci si sforzi di narrare una criminalità organizzata ormai ripiegata su sé stessa e ridotta a livelli di gangsterismo giovanile. Questo forse è vero per le paranze di giovanissimi, ma non per le organizzazioni più radicate, ormai proiettate nel mondo degli affari. Proprio il procuratore Melillo ci ha tenuto a sottolineare che gli alti prezzi delle case praticati a Napoli sono il frutto dell'inquinamento criminale nel mercato immobiliare, denunciando al contempo la collusione dai ceti professionali con la camorra, con rapporti tali da non consentire un agevole inquadramento delle fattispecie in chiave di diritto penale. A Crescenzo Esposito, presunto riciclatore al soldo di più clan, l'antimafia ha disposto pochi giorni fa il sequestro di 49 unità immobiliari. Fu arrestato nel 2017 quando venne coinvolto con alcuni commercialisti e funzionari di banca accusati di aver riciclato un ammontare di denaro pari a 700 milioni di euro. Cifre astronomiche, così come il numero di 1200 unità immobiliari che in quell'occasione furono sequestrate in tutta Italia. E qui si sta parlando solo della punta dell'iceberg, ossia di ciò che le indagini della magistratura riescono a scoperchiare, e soprattutto a reggere alla prova dei processi. Il mese scorso la DDA di Napoli si è vista sconfessare in primo grado il teorema accusatorio costruito ai danni di 25 imputati, quasi tutti assolti dall'accusa di far parte del clan Mallardo, a cui è seguito il dissequestro di beni mobili e immobili pari a 300 milioni di euro
Palazzo Caracciolo

A questo quadro bisogna aggiungere quegli enti istituiti dalla politica per dirottare denaro pubblico con l'obiettivo di conferirlo ai privati (a scopo di sviluppo, per carità!). Invitalia, l'agenzia per gli investimenti controllata dal Ministero dell'economia, ha staccato un assegno da 28 milioni di euro (di cui 11 milioni a fondo perduto) ai proprietari dei grandi resort cittadini. L'obiettivo dichiarato? Realizzare un nuovo polo del lusso. Secondo il comunicato di Invitalia "le imprese coinvolte sono la Palazzo Caracciolo SpA, che nel 2017, dopo la ristrutturazione e riqualificazione di “Palazzo Caracciolo”, ha acquistato lo storico Hotel Britannique trasformandolo in un hotel a 5 stelle, e la O.S.A.R.A. S.r.l, proprietaria del prestigioso Grand Hotel Parker’s a Napoli da quasi 70 anni." L'Invitalia così solerte verso gli albergatori è la stessa che poche settimane fa si è vista annullare dal Consiglio di Stato il bando di gara per la bonifica dell'ex area industriale di Bagnoli, spingendo così il commissario Floro Flores ad operare un "cambio di strategia" per accelerare le operazioni: non più un'unica azione globale di bonifica, bensì la suddivisione del territorio in lotti, iniziando prioritariamente dove sono previste le nuove cubature residenziali, in spregio alla definizione di zona rossa a rischio vulcanico che coinvolge l'intera area flegrea. Per le aree non interessate dalle residenze poi si vedrà.

E proprio il caso di dire: vecchie logiche che sanno di nuovo, o nuove logiche che sanno di vecchio? La finalità appare sempre la stessa: il profitto per gli affaristi, la sopravvivenza per i politici.

venerdì 12 aprile 2019

Vite di Clochard - Mario ed Eleonora


Dimorano da quasi tre mesi tra via Toledo e piazza Plebiscito, nel cuore di Napoli, come i tanti clochard che la notte si costruiscono un giaciglio per sfuggire alle intemperie. Mario ed Eleonora, una coppia di ragazzi di 27 e 22 anni rispettivamente, originari di Nola, si arrangiano anche loro come possono. Lei estetista, lui cameriere in un ristorante dell'agro nolano, entrambi con un passato tormentato alle spalle fatto di tossicodipendenza e conflitti in famiglia, fino all'ultimo litigio che ha decretato la loro cacciata di casa. Vivono insieme al loro cucciolo di cane, buonissimo e amico di tutti i passanti. 

Stamattina i solerti vigili urbani hanno sequestrato i materassi loro e di altri clochard che dimorano nei pressi della galleria Umberto I. Nella Napoli "desalvinizzata" che ama raccontarsi antileghista e antifascista, le misure di decoro urbano vengono applicate con una calcolata ipocrisia: non si comminano le sanzioni previste dai vituperati decreti Minniti e Salvini, ma si procede a sequestrare i mezzi di sussistenza per costringere i clochard a sloggiare. Una repressione soft, che salva la retorica demagistriana della Città dell'Accoglienza e di Pace, tutelando al contempo i turisti e lo shopping nei grossi negozi della galleria.

Nonostante la presenza di Mario ed Eleonora sia nota da tempo a livello istituzionale, così come di tante altre persone che vivono per strada, nulla si muove. Anzi, per giustificare la colpevole inazione, si suole diffondere il messaggio che chi si ritrova a vivere per strada non voglia farsi aiutare a prescindere, anche laddove un'età giovane e un'esperienza di vita di strada relativamente breve dovrebbe portare a considerazioni diverse, prima che passi troppo tempo e diventi arduo uscire da un abisso di rabbia e sensi di colpa.

Eppure sono centinaia le fondazioni caritatevoli, le parrocchie, le cooperative sociali presenti in città. Ma qui come altrove la povertà si tramuta in potere, stretti dalla morsa della Curia arcivescovile e delle Arciconfraternite da un lato, e dalla presenza di consorzi sociali come Gesco dell'ex assessore Sergio D'Angelo - oggi presidente dell'ABC, l'azienda idrica napoletana - dall'altro. Mario ed Eleonora vanno così ad ingrossare la truppa dei senzatetto che non trovano spazio nell'esigua offerta di ospitalità notturna messa in campo dalle istituzioni, Comune in primis, pari ad appena 300 posti sui circa 2000 clochard che si aggirano per la città. Le decine di progetti di recupero e di reinserimento professionale che si sentono in giro si perdono anche a causa della pressoché totale cessione dei servizi sociali agli enti privati - si tratti di Onlus, dei movimenti sociali (Scugnizzo Liberato, ex-Opg ecc.) che svolgono tra mille difficoltà funzioni a cui il pubblico ha deciso di abdicare - traducendosi in un panorama frammentario che sgrava gli enti preposti dalle loro responsabilità.

Occorre pertanto ricordare al pubblico i doveri a cui è tenuto ai sensi della Carta costituzionale, almeno come resistenza al progressivo depauperamento da parte del privato. Se si vuole risolvere il problema alla radice, bisogna cambiare modalità di intervento, altrimenti Mario ed Eleonora, e chi come loro si ritrova in condizioni di marginalità, non riusciranno a tirarsene fuori. 

venerdì 29 marzo 2019

Mani su Bagnoli - Capitalismo all'Italiana


L'edificio che un tempo ospitava lo storico liceo "Labriola" è interessato negli ultimi giorni da alcuni lavori di ristrutturazione che ne stanno alterando la configurazione. Ex allievi e residenti del quartiere commentano con nostalgia l'evento, scambiandosi il ricordo di un luogo che ha formato generazioni di studenti fino a pochi anni fa, quando l'istituto ha traslocato nei nuovi moduli realizzati in via Terracina.

La proprietà del bene è stata acquisita di recente da una società, la Gesmin srl, specializzata in "locazione di beni immobili propri e sublocazione", con sede a via Artemisia Gentileschi 26. L'impresa esecutrice dei lavori è la Sigea costruzioni, con sede a via Cornelia dei Gracchi 28/C, quartier generale del gruppo napoletano "Quick - No Problem Parking" (di cui Sigea fa parte), leader nella gestione dei parcheggi in Italia, presente in dieci regioni con oltre 50mila posti auto. La società è nota per l'Agorà Morelli, il garage costruito nelle cavità tufacee del Chiatamone e premiato come il parcheggio più bello del mondo. Come risulta dal sito web, la holding è presieduta da Massimo Vernetti, attuale presidente della Confcommercio Napoli, mentre il pacchetto azionario è detenuto all'82% dalla Fin Posillipo Spa, società di consulenza finanziaria e commerciale che ruota attorno alla potente famiglia Petrone, imprenditori attivi nel settore farmaceutico (condannati in primo grado per alcune gare giudicate illecite), e che condivide la stessa sede legale con la Gesmin
L'ex liceo scientifico "A. Labriola"

La holding sembrerebbe dunque interessata a realizzarvi degli uffici con l'obiettivo di espandersi ulteriormente nell'area flegrea, dove già è presente con la gestione di ben quattro parcheggi tutti localizzati nei pressi della Mostra d'Oltremare. D'altronde l'ex Labriola si trova a poca distanza dal nuovo parcheggio di servizio della fermata Bagnoli-Agnano Terme della linea 2, attualmente gestito dalla ANM, la partecipata dei trasporti di proprietà del Comune, che da tempo tuttavia naviga in cattive acque. Il parcheggio, aperto nel 2016, è di gran lunga sottoutilizzato con i suoi 330 posti e non è custodito. Uno scenario destinato a mutare qualora si definisse la destinazione dell'ex Collegio Ciano, il grosso complesso edilizio che ha ospitato per decenni gli uffici della NATO, di proprietà della Fbnai - Assistenza per l'infanzia, e che al momento ospita un numero limitato di associazioni polisportive, in attesa che il Comune approvi il piano urbanistico attuativo per poter entrare a pieno regime. Il masterplan approvato dal Consiglio comunale assegna diversi spazi alla sosta nell'ex base: centinaia di posti che potrebbero far gola ad imprese come la Quick, replicando il modello già sperimentato per la Mostra d'Oltremare, dove al privato sono stati concessi tutti i parcheggi disponibili. Maria Patrizia Stasi, presidente di Fnbai, stima il costo dell'adeguamento pari a 250 milioni di euro, necessari per trasformare l'ex base nel Parco della conoscenza e del tempo libero. Soldi che si aggiungono agli investimenti che dovranno essere realizzati nella rigenerazione urbana dell'area industriale di Bagnoli, i cui costi si aggirano intorno a 1,8 miliardi di euro. Proprio nel piano di bonifica e rigenerazione (PRARU) si parla di almeno 5500 posti auto da costruire in funzione dei vari attrattori del futuro parco urbano (residenze, centri ricerca, lungomare ecc).

Per Bagnoli sembra dunque delinearsi il solito modello imprenditoriale all'italiana, dove la politica cede al privato quote sempre più consistenti di infrastrutture e spazi pubblici. Ai segnali suesposti bisogna aggiungere la conferma del commissariamento e l'intervento sempre più massiccio della Cassa Depositi e Prestiti nella vita economica della città (di cui il commissario Francesco Floro Flores è consigliere di amministrazione): se da un lato ciò assicura un futuro politico alla classe dirigente locale, dall'altro sottrae quote di sovranità agli organi territoriali, e in ultima istanza ai cittadini napoletani, con l'obiettivo di affidarne appunto la gestione ai soliti gruppi d'impresa. E meno male che qualcuno al Governo parlava di decrescita felice