martedì 5 luglio 2022

Perché La Rabbia?


La rabbia non è foriera di nulla. Non è come l'ira, che è quel sentimento in grado di spingere in avanti il corso della Storia quando s'incaglia nelle secche.

La rabbia ti paralizza, non ti consente di arrivare al punto focale di te stesso, soprattutto occulta le sue ragioni concrete. I silenzi, i rifiuti, le ambizioni frustrate, tutte cose che il tuo ego rifiuta di accettare come limiti normali dell'esistente.

La rabbia si presenta a momenti alterni: a volte diventa un torrente che s'ingrossa impetuoso e produce un frastuono che ti rende sordo alle cose del mondo, altre volte invece riduce la sua portata e diventa un ruscello, eppure non scompare mai del tutto, rimane silente, sempre pronta ad ingrossare il letto del fiume alla prossima piena.

La sua compagna più stretta è la frustrazione. Le vedi che vanno a braccetto insieme, come due amiche sceme mentre fanno shopping, accompagnano giorni e notti insolenti, privi di significato.

La rabbia cerca giustificazioni, obiettivi su cui scaricarsi, offusca la visione del mondo e ti allontana dal vero, dalla comprensione di te stesso nel tuo rapporto con gli "altri".

La rabbia pretende vendette impossibili, perché sono continue ed incessanti. Ogni tanto ne soddisfi qualcuna, solitamente perché sono gli eventi a sostituirsi a te, ma ecco che il giorno dopo ricominci daccapo, più nervoso di prima.

La rabbia spinge alla fuga da te stesso, ma non ti molla mai davvero.

venerdì 24 giugno 2022

La Napoli Feroce e Parassitaria che piace al Turista

I vicoli del centro storico invasi dai tavolini: foto tratta da Comitato Vivibilità Cittadina

E' inutile che il senatore Sandro Ruotolo faccia appelli alla legalità
dal ristorante del centro di Napoli il cui proprietario è stato vilmente aggredito da alcuni esponenti della malavita di Forcella, così come è inutile continuare a strombazzare in giro che il fenomeno camorristico sia slegato dal tessuto economico e sociale della città, come se la camorra fosse un tumore che, una volta estirpato, consentirà al corpo sano di riprendersi. La rissa scoppiata per l'accaparramento degli spazi in via dei Tribunali
(anzi, a guardare le immagini sarebbe meglio definirla l'aggressione), ormai trasformati in un enorme bar a cielo aperto, denota una realtà marcatamente tribale, brodo di coltura perfetto per il fenomeno camorristico, il quale a sua volta torna ad inquinare la società con l'enorme disponibilità di denaro liquido di cui l'asfittica economia napoletana necessita come l'aria.

Tavolini occupano un cantiere: foto tratta dal profilo Fb del consigliere Gennaro Esposito

Ed è inutile anche che si tenti di imbellettare questa realtà richiamando usurati valori di solidarietà reciproca e di mutuo supporto che l'animerebbero da secoli, magari rievocando fino alla nausea gli sketch di Totò, Peppino ed Eduardo De Filippo (che, forse qualcuno dimentica, era un iscritto al PCI) o creando brand commerciali fondati su una napoletanità melensa ed irreale. Basta grattare la superficie per rendersi conto che Napoli è a tutti gli effetti una fogna sociale, come tra l'altro emerge dalla denuncia di una giovane 22enne che su TikTok racconta di aver ricevuto un'offerta di lavoro in un negozio di abbigliamento a Secondigliano per 10 ore al giorno a 280 euro al mese. Nel luogo in cui l'ex leader degli ultras era soprannominato Genny 'a carogna, non c'è mica da fare tanto gli indignados dinanzi a cotanta carogneria: sono offerte che a queste latitudini avvengono all'ordine del giorno per le migliaia di senza risorse, a meno che non si è parte di ristretti gruppi sociali la cui affiliazione parentale o amicale elargisce come privilegi quelli che costituzionalmente parlando dovrebbero essere diritti. 

Screenshot tratto da NapoliToday

Nostalgia di Ermanno Rea, trasposto sul grande schermo da Mario Martone, è in realtà l'ultimo di una serie di romanzi che lo scrittore ha dedicato ai diversi segmenti territoriali, sociali e politici della città. Prima di quello ci sono Mistero Napoletano, La Dismissione, Napoli Ferrovia. E ancor prima del travaglio interiore e sentimentale di Felice Lasco quando compie l'errore di restare nel Rione Sanità, è la ferocia dei rapporti sociali in cui è immersa la dimensione partenopea ad emergere con prepotenza dall'opera. L'appartamento dell'anziana madre occupato con la forza, il predominio del clan dell'ex amico Oreste Spasiano detto 'o Malommo sul rione, l'ostilità - ancor prima dell'omertà - da parte degli abitanti del quartiere quando Felice si limita a citare il nome di 'o Malommo, il paternalismo di don Luigi che nella sua "tutela" del rione sostituisce in tutto e per tutto le istituzioni, e che agli occhi della gioventù bruciata del rione appare come l'unico (e illusorio) viatico di speranza, delineano una situazione tangibile che spinge ancora molti napoletani ad abbandonare la città: dati Istat alla mano, tra 2019 e 2020 se ne sono andati in 26mila.

Eppure bisogna ammettere che fa un certo effetto rendersi conto che al turista odierno non fa più schifo o paura la Napoli incivile, sporca, camorrista, come avveniva invece fino a pochi anni fa. Eccolo oggi questo turista che si unisce estasiato ai frizzi e lazzi locali aggiungendoci i suoi, insudiciando i già tracimanti vicoli del centro storico con gli aperitivi a base di spritz e panzarotti. E' il "turismo esperienziale" di cui si fa vanto e promotore il ministro Franceschini quando parla di Napoli "capitale del turismo mondiale nei prossimi dieci anni", la metropoli - Disneyland come qualcuno ha scritto su Facebook. Una nuova corsa all'oro che si appresta a fare il tris da queste parti senza aver fatto davvero tesoro delle due epoche di fallimenti che hanno caratterizzato gli ultimi settant'anni: dapprima la mancata industrializzazione del Mezzogiorno, per poi passare alla mitologia della de-industrializzazione ribattezzata "Rinascimento napoletano", di cui è stato assoluto protagonista l'ex sindaco Antonio Bassolino, almeno finché quella (flebile) speranza non si è rivelata come l'ennesima bolla di sapone. La nuova corsa all'oro - anzi sarebbe meglio chiamarla la nuova drammatica corsa verso il baratro -  sottrae spazi di vita ai residenti e fa schizzare verso l'alto i canoni di affitto del mercato immobiliare, già fortemente monopolizzato da congregazioni religiose e criminalità organizzata.

Questo turista così desideroso di immergersi nel bailamme cittadino sembra suggerirci che forse anche il mondo si sia un po' napoletanizzato, ma non nel senso nobile che ne davano i compianti Mastroianni e De Crescenzo, piuttosto nel senso che la ferocia dei legami economico-sociali tipici di un certo capitalismo parassitario inizia ad essere non così dissimile nel resto d'Italia.

giovedì 18 marzo 2021

Mani Su Bagnoli - I Fantasmi del Terremoto (prima parte)

Il campetto dove Jorit ha da poco ultimato la sua opera dedicata al rapper catalano Pablo Hasel, arrestato dalle autorità spagnole, dista poche centinaia di metri in linea d'aria dai suoli di proprietà privata della collina di San Laise. Oltre ai terreni di pertinenza della FBNAI (che abbiamo spiegato essere in realtà un'azienda pubblica di servizi alla persona), esistono ulteriori ettari che hanno subito diversi cambi di proprietà negli ultimi decenni.

IL PIANO CASE SULLA COLLINA DI SAN LAISE

Nel bollettino firmato dal vicesindaco Carmine Piscopo, deus ex machina della delibera sui beni comuni e ideatore del Pua (piano urbanistico attuativo) elaborato per l'ex base Nato, si evince come i terreni appartenessero in origine alla famiglia Salluzzo conti di Corigliano, sui quali vivevano da generazioni diverse famiglie di coloni. Successivamente, all'insaputa dei coloni stessi, i Salluzzo vendevano tutto alla SIMIT Spa, una società con sede legale a Milano, ma gli uffici a Maddaloni nel casertano.

Negli stessi anni - siamo in epoca post-sisma in Irpinia - il commissario straordinario alla ricostruzione, nella persona dell'ex sindaco Carlo D'Amato, aveva deliberato nel 1987 la costruzione e l'acquisto di nuovi alloggi da destinare agli sfollati del terremoto e del bradisismo puteolano, sulla base dei finanziamenti stanziati con la legge n. 94 del 1982 (art. 2). Tra gli interventi finanziati rientrava la realizzazione di ben 910 vani residenziali proprio sui terreni limitrofi alla ex base Nato. 

La nuova cementificazione fu denunciata da alcune interrogazioni parlamentari provenienti da diversi gruppi politici (qui, qui, qui e qui), e la risposta dell'allora ministro all'ambiente Giorgio Ruffolo era sempre la medesima:

Non è stata effettuata alcuna valutazione d'impatto ambientale perché non prevista per legge. L'area oggetto dell'intervento è di solo 20 mila quadrati di cui solo le aree di sedime dei fabbricati, cioè circa 2 mila metri quadrati, non saranno destinate a verde e quindi l'alterazione, in termini percentuali, della quota di verde pro capite è trascurabile.

A quel punto iniziarono gli espropri dei coloni, come previsto dalla legge n. 219 del 1981. Molti furono costretti ad andarsene, qualcun altro riuscì ad opporsi e a rimanere. Alla fine gli alloggi non si fecero più, sia grazie alla resistenza opposta dai coltivatori e dalle associazioni, sia in virtù del cambio di strategia che si registrava verso la fine degli anni '80 da parte della classe dirigente cresciuta sulle rovine del sisma: la gallina dalle uova d'oro non erano più le case, bensì le grandi infrastrutture. Ma di questo occorre parlarne nella seconda parte di questa mini-inchiesta che spero di pubblicare a breve.

I NUOVI PROPRIETARI

L'ex base NATO sulla collina di San Laise

Sempre sulla base dello scritto di Piscopo, i suoli passano nuovamente di proprietà, e precisamente alla Ingegneria e Costruzioni Generali Spa. Scorrendo sul registro imprese risulta trattarsi di un'impresa di costruzioni con sede a Napoli in via Gaetano Filangieri, 72. Da fonti di stampa si apprende poi che l'amministratore risulta essere Rossella Raiola, il cui nome è finito tra le carte dei Panama Papers per il ruolo di director in due società offshore nelle Isole Vergini Britanniche e alle Seychelles. 

Paolo Cirino Pomicino
Nel corso degli anni la ICG2 Spa (acronimo dell'impresa suddetta) ha cambiato più volte sede in quel di Roma, per qualche tempo è transitata anche in via Giosué Carducci 10, nota per essere stata a lungo la location della galassia di società legate all'entourage di Paolo Cirino Pomicino, in particolare facenti capo al suo storico collaboratore Vincenzo Maria Greco, l'ingegnere finito nel 2016 agli arresti domiciliari per il crac di Impresa Spa (il processo è iniziato pochi mesi fa), una delle aziende impegnate nella realizzazione del Tram veloce di Firenze, opera da 257 milioni di euro fortemente voluta dal tandem Verdini - Renzi. L'accusa è di aver svuotato le casse di Impresa, soldi che sarebbero stati utilizzati per le spese personali proprie e dei figli di Greco. Il danno sarebbe pari a 25 milioni di euro, a fronte di un ammontare di debiti pari alla cifra monstre di 700 milioni di euro, in gran parte accumulato nei confronti del fisco e dei dipendenti. In quell'inchiesta fu coinvolto anche l'altro socio di Impresa, Raffaele Raiola, costruttore napoletano impegnato su diversi fronti anche a Napoli, anche lui finito nell'inchiesta giornalistica dei Panama Papers.

Proprio i Greco e la ICG2 erano parte della cordata imprenditoriale interessata alla costruzione della centrale geotermica di Agnano, un progetto che suscitò tante proteste per i rischi connessi alla caldera dei Campi Flegrei, e che venne bloccato dalla Regione solo nel 2017. In quella cordata figuravano molti dei protagonisti del periodo storico della ricostruzione e che in effetti sull'area flegrea non sembrano aver mai mollato la presa.

IL RISCHIO DI SPECULAZIONI E LA FAMIGLIA PETRONE

Tornando alla collina di San Laise, il vicesindaco Piscopo chiarisce che il progetto complessivo di recupero del parco (elaborato tra gli altri dallo stesso Giovanni Grasso, presidente del circolo di Legambiente "Thomas Sankara" che ha ottenuto in concessione i terreni della Fondazione, ne abbiamo parlato qui) è finalizzato ad evitare che si verifichino speculazioni edilizie nei terreni della Ingegneria e Costruzioni Generali Spa. Un intento lodevole, ma che al momento rimane su carta. Sarebbe interessante capire se e come il Piano urbanistico approvato dal Comune preveda misure finalizzate alla tutela di quelle aree, visto e considerato che attualmente rimangono nella piena disponibilità di un'impresa che ha per oggetto sociale "la esecuzione di opere edili di qualsiasi genere per conto proprio, di pubbliche amministrazioni, di enti e di privati, in appalto o in concessione". Una soluzione potrebbe essere l'acquisto da parte dell'ente pubblico, il Comune o la stessa Fbnai, e la concessione alla coltivazione secondo regole e procedure trasparenti e partecipate, senza intermediari privati di sorta.

Occorre poi menzionare un ulteriore elemento che ha il sapore della beffa: il bando di gara emanato da Legambiente, per aprire ai cittadini della municipalità la coltivazione delle terre, impediva di partecipare a chi avesse in proprietà, in concessione o in uso terreni agricoli. Una condizione che, seppur animata dalla migliore delle intenzioni per dare spazio a chi non ha mai coltivato la terra (ma molti dubbi li sollevai sulle modalità con cui quel bando venne pubblicizzato), ha finito per tagliare fuori i pochi coloni non ancora espropriati, ossia coloro che hanno impedito agli avvoltoi del post-terremoto di cementificare la collina.

E come in un puzzle dove ogni tassello trova alla fine il suo posto, sempre a poca distanza dal murales di Jorit ecco spuntare il nuovo quartier generale della Petrone group, potente famiglia di imprenditori napoletani che oltre al settore farmaceutico e dei centri diagnostici, ha esteso i propri interessi nel campo dell'edilizia e in quello della gestione di parcheggi, in qualità di soci di maggioranza delle imprese della Quick No Problem Parking, società leader della sosta privata a Napoli e nel resto d'Italia. Fino a qualche anno fa vicepresidente del CdA di una delle loro aziende farmaceutiche, la Pierrel Spa con sede operativa a Capua, era uno dei protagonisti citati  prima. Indovinate chi? L'ex ministro Paolo Cirino Pomicino, ancora lui (Link).

Per questo non è il caso di scannarsi per un campetto privato, pur se riqualificato dalla mano di Jorit. Da queste lotte di appropriazione tribale del territorio, spacciate come rinascita di un quartiere o come processo spontaneo di mobilitazione, meglio tirarsene fuori. A maggior ragione per quel che dirò nella seconda parte di questa mini-inchiesta.

L'opera di Jorit a Bagnoli