venerdì 3 novembre 2017

Quanno staje for'a 'sta Loggia


A Napoli, come in tutte le grandi città italiane, hanno sede le due confraternite massoniche principali del nostro Paese: il Grande Oriente d'Italia e la Gran Loggia d'Italia degli A.L.A.M. Entrambe hanno individuato il loro quartier generale nel comprensorio della Galleria Umberto e condividono lo stesso angolo di edificio a nord - est (quello tra via Santa Brigida e via Giuseppe Verdi), ma i due ingressi sono curiosamente posti in direzione contrapposta: mentre al tempio del Grande Oriente si accede dall'interno della galleria (cerchio blu), alla sede della Gran Loggia (cerchio rosso) si accede invece dal portone esterno di via Giuseppe Verdi n. 18 (secondo alcuni il celebre compositore sarebbe stato iscritto alla massoneria), quasi a voler simboleggiare la distanza che contraddistingue i due ordini fin dalla scissione avvenuta nel 1908.




La massoneria non può divulgare ai non appartenenti (i cosiddetti "profani") né i suoi segreti né il suo modus operandi. Per questo anche la sua proiezione esterna dev'essere sempre schermata. Ciò avviene sotto forma di associazioni culturali o "Centri studi" i cui membri coincidono con i fratelli massoni (come è riportato anche questo stralcio della relazione della Commissione Anselmi sulla P2 di Licio Gelli).

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La sede della Gran Loggia d'Italia a Napoli è infatti chiamata "Centro Sociologico Italiano" e si riferisce all'omonima associazione che fu fondata nel 1968, dove all'art. 3, lettera g) dello statuto si specifica che il Centro Sociologico Italiano "si identifica con la Massoneria Italiana - Discendenza Storica di Piazza del Gesù [...]" (allegati alla relazione, pag. 610)

La sede del Grande Oriente partenopeo, adibita a tempio massonico durante la svolgimento dei riti, è intestata invece al "Circolo Darwin". Se si fa una ricerca sul web, si noterà che il Circolo Darwin viene ascritto alle associazioni a scopo artistico e culturale, mentre da un decreto dirigenziale della Regione Campania del febbraio 2016 - di approvazione di una modifica statutaria - si legge che l'associazione è stata costituita nel lontano 1970 ed è iscritta al registro regionale delle persone giuridiche private. Inoltre l'Agenzia delle Entrate riporta che per l'anno 2017 (e anche per i precedenti) l'associazione ha chiesto ed ottenuto il beneficio del 5 x mille. 



Insomma, una metodologia che per certi versi non si discosta da quella tipica del periodo della famigerata P2, anche se per analizzare la peculiarità di quella loggia occorrerebbe approfondire in una diversa occasione.


lunedì 10 luglio 2017

Tra migranti e larghe intese, tornano la destra e la sinistra


L'aggravarsi della "crisi" migratoria ha obbligato gli attori politici a porre nuovamente al centro del dibattito la questione ideologica tra destra e sinistra, in una fase in cui il successo del MoVimento 5 Stelle la faceva già presagire morta e sepolta. Il "post-ideologismo" ha infatti dimostrato tutta la sua fragilità alla prova dei fatti e il ritorno dell'asse destra-sinistra sta paradossalmente contribuendo a ricostituire quel progetto politico chiamato larghe intese. Proviamo a capire come.

Venuta meno l'intesa (fragile) sulla riforma elettorale tra Partito Democratico, Forza Italia e MoVimento 5 Stelle a causa di un "disguido tecnico" al tabellone elettronico della Camera, in cui furono palesate le indicazioni di voto dei parlamentari durante una sessione che doveva essere a scrutinio segreto, il PD a trazione renziana ha ripreso a marciare sulla linea strategica di destra inaugurata dapprima con la nomina di Minniti a capo del Viminale e la ratifica dei decreti sui migranti e sull'ordine pubblico nelle città, utili a guadagnarsi le simpatie dell'elettorato di destra e a rendere possibile una futura alleanza con Forza Italia e finanche Lega Nord, e infine con l'allontanamento dei dirigenti mugugnoni (in primis Bersani) che sono usciti dal partito e confluiti in MDP.

Il Partito della Nazione avrebbe così un numero decisivo di consensi per poter governare alle prossime elezioni, con Renzi e Berlusconi nuovamente insieme sullo stesso carro, sul quale però peserebbero come macigni due incognite rilevanti.
Per Matteo Renzi, la scelta di schierarsi su posizioni securitarie in materia di immigrazione ha suscitato l'opposizione di una parte rilevante della sinistra che ha fatto dell'accoglienza (più o meno interessata) la sua bandiera. Questo fronte è attualmente capeggiato dall'ex ministro Emma Bonino (impegnata nella campagna nazionale "Ero Straniero" per i diritti dei migranti, promossa dai Radicali insieme alle ARCI) la quale ha rivelato alla stampa come fosse stato lo stesso Renzi ad accettare tre anni fa che i migranti sbarcassero tutti in Italia, una scelta "umanitaria" dietro la quale si nascondevano probabilmente interessi meno nobili: dalla necessità di offrire la "materia prima" (perdonate la brutalità) alle cooperative dell'accoglienza, fino alla volontà di Renzi di accreditarsi presso le istituzioni europee dopo il celebre #staisereno rivolto ad Enrico Letta.
Per Silvio Berlusconi, l'incognita più pesante ha origine giudiziaria. Il boss Giuseppe Graviano, durante alcuni colloqui in carcere col camorrista Umberto Adinolfi, avrebbe indicato l'ex Cavaliere come mandante delle stragi degli anni '90. I colloqui sono stati intercettati dagli inquirenti e depositati dal pm Di Matteo nel corso del processo per la presunta trattativa Stato - mafia (ricominciato peraltro lo stesso giorno in cui alla Camera naufragava l'accordo sulla riforma elettorale) e su cui potrebbe arrivare l'iscrizione nel registro degli indagati da parte delle Procure che indagano sulla vicenda.

Se il "vecchio" si muove su dinamiche già rodate da tempo, più complesso è offrire una chiave di lettura per il "nuovo". Di certo la ricerca del consenso è divenuta centrale anche per il M5S, con buona pace dell'antico "uno vale uno" e del "né di destra né di sinistra". Finito nell'occhio del ciclone a seguito di infelici uscite in pubblico e del fallimento di alcune strategie (caso Marra su tutti) che hanno fatto irritare buona parte dei suoi colleghi parlamentari, Luigi Di Maio ha iniziato a smarcarsi dalla manovra di accerchiamento, puntando il mirino sul ruolo delle ONG e sulla necessità di utilizzare il pugno duro contro i flussi migratori provenienti dall'Africa. La mossa è servita a guadagnare consenso personale e ad orientare il M5S su posizioni di destra, contro quelle più di sinistra attualmente incarnate dai suoi avversari interni ed esterni (i "buonisti alla Saviano"). Sulle diatribe interne veglia imperturbabile Casaleggio jr., non interessato alle questioni di orientamento ideologico che pure animano il suo partito.

Tatticismi che quindi sfuggono al perseguimento dell'interesse nazionale, frutto del più grave deficit di democrazia che il nostro Paese vive dal dopoguerra. L'Italia è rappresentata dall'ennesimo Governo non eletto da nessuno e da un Parlamento votato sulla base di una legge elettorale dichiarata incostituzionale dalla Consulta. La governabilità è resa impossibile dalla presenza di tre schieramenti - PD, M5S e centrodestra - che si contendono la stessa resa elettorale del 30%. Venuti meno i grandi partiti indissolubilmente legati alle rispettive ideologie di riferimento, l'asse destra-sinistra si sposta rapidamente a seconda delle convenienze e degli umori del corpo elettorale, e il tema forte delle migrazioni sta imponendo la propria agenda alle forze politiche, fino a spingerle a dare formalmente vita al Partito della Nazione.

giovedì 1 giugno 2017

Afragola, ombre di camorra sui lavori della TAV




Stazioni bellissime, treni insufficienti. Se dovessimo riassumere la politica dei trasporti regionali in Campania degli ultimi vent'anni, basterebbero queste poche parole a raffigurare la condizione in cui si riconoscono migliaia di utenti che utilizzano quotidianamente (loro malgrado) i mezzi pubblici, tra carri bestiame e ritardi cronici. Invece di affrontare la ristrutturazione delle vecchie linee ferroviarie (salvo sotto elezioni), si preferisce aprire il fondo cassa per finanziare i soliti progetti ciclopici. I cantieri della Linea 1 della metropolitana di Napoli sono diventati un tratto caratteristico della città, tanto da attirare le attenzioni della Corte dei Conti per il lievitare dei costi: dai 350 milioni di euro iniziali preventivati per la tratta Dante - Capodichino, in pochi anni si è arrivati a ben 1,7 miliardi di euro. Un incremento complessivo del 21% rispetto alle stime iniziali, più di Roma e di Milano, i cui costi sono già notoriamente alti.

Fiore all'occhiello di questa intraprendenza politica è la stazione TAV di Afragola, in provincia di Napoli. Battezzata come "una delle opere architettoniche più belle al mondo" (almeno così afferma la CNN) in mezzo ai campi della fu Campania felix, i lavori iniziarono nel 2003 su progetto dell'archistar Zaha Hadid e dovevano terminare nel 2008, ma la consegna slittò per diversi anni finché nel 2012 non fu bloccata per mancanza di fondi. Ripartito l'iter nel 2015, il termine finale è stato fissato alla metà di giugno, con somma gioia di quelle figure politiche che si sono spese tanto per quest'opera. Frattanto i costi sono lievitati: si parla di 140 milioni di euro per la parte ferroviaria e 70 milioni per le opere compensative. Soltanto alcuni dei quattro livelli previsti saranno pronti e bisognerà attendere il 2022 per saggiarne la piena funzionalità, atteso che al momento la "Porta del Sud" (come viene chiamata da alcuni) è priva di collegamenti ferroviari (oltre a quello per Salerno) e disporrà di appena quattro treni ad alta velocità nei primi 5 anni di esercizio. E poco male se Michele Oricchio, procuratore generale della Corte dei Conti, ha espresso forti perplessità sull'utilità dell'opera e sull'investimento definito "eccessivo". L'emozione è tanta; il sindaco di Afragola Domenico Tuccillo ha espresso grande soddisfazione per il risultato raggiunto. In questo marasma di emozioni contrastanti, a giocare la partita più pericolosa è sempre lei, la camorra, protagonista di un fatto di sangue che ha scosso la città di Afragola a pochi giorni dall'inaugurazione. E non per caso.

Salvatore Caputo
Salvatore Caputo, 73 anni, ex consigliere comunale ed ex assessore ai lavori pubblici negli anni '80, era un nome pesante in città. I killer lo hanno assassinato giovedì scorso con una mossa degna della serie tv Gomorra: nascosti all'interno di un furgone, hanno prima tagliato la strada all'auto di Caputo, e poi sono sbucati dal retro scaricandogli addosso una sventagliata di proiettili. La Dda di Napoli parla di "omicidio eccellente", "prova che si tratta di mafia più che di camorra". Secondo alcuni collaboratori di giustizia, Salvatore Caputo sarebbe stato referente del clan Moccia e forse ne avrebbe assunto la reggenza dopo i recenti arresti avvenuti ad Afragola, che hanno visto il boss Luigi Moccia tornare in carcere. Proprio gli interessi del clan sui cantieri della TAV potrebbero essere il movente di quest'ultimo omicidio.

Dell'influenza dei Moccia sui cantieri dell'alta velocità si vocifera da anni, ma è solo negli ultimi tempi che si sta delineando un quadro a tinte fosche. Il Fatto Quotidiano, con un pezzo a firma di Arnaldo Capezzuto, parla apertamente della stazione come di un "bluff al servizio del clan Moccia", tanto che le ditte impegnate nei lavori avrebbero parcheggiato i propri mezzi nei terreni di proprietà dei Moccia. Le Ferrovie dello Stato si sono affrettate a smentire, ma un'interrogazione parlamentare a firma di Luigi Di Maio riporta i nomi delle imprese rintracciate dalla polizia in quei terreni: COGEDI, BOEMIO, SEPE autotrasporti, SAMAR, VARRACCHIO, ARIZONA E CASTALDO. Alcune di queste sono effettivamente impegnate nella costruzione della Porta del Sud.

Questa rinnovata attenzione mediatica sugli interessi del clan Moccia sembra aver dato una svolta alle indagini della Procura di Napoli. Il mese scorso viene arrestato il boss Luigi Moccia, insieme al sequestro di beni per un valore di 10 milioni di euro. Il clan - a detta degli inquirenti - è ormai smembrato, proprio l'anno scorso un'altra inchiesta aveva decapitato la filiale romana della cosca. Ma i rapporti coi colletti bianchi non cadono mai. E Salvatore Caputo potrebbe aver concentrato tali relazioni su di sé per appropriarsi delle opere compensative, tra cui un centro commerciale, e delle ulteriori infrastrutture che dovranno essere costruite per rendere pienamente operativa la stazione TAV di Afragola. Il Patto per la Campania sottoscritto da Renzi e De Luca ha infatti destinato altri fondi per collegare l'alta velocità alla metropolitana di Napoli pari a 310 milioni di euro. Questa intesa è stata raggiunta grazie ad un'inedita convergenza di tutte le forze politiche (compreso il M5S), che a novembre 2015 sottoscrissero un ordine del giorno a firma del vicepresidente del Consiglio regionale Tommaso Casillo per impegnare la giunta a prolungare il tracciato della Linea 1 di Napoli con la stazione di Afragola. L'ennesimo drenaggio di risorse pubbliche giustificato con la necessità di non trasformare quella stazione in una cattedrale nel deserto. Il che è vero, ma evitabile  con una scelta meno infelice nella sua collocazione e rapportata alle reali esigenze del territorio.

L'ordine del giorno sottoscritto dal Consiglio regionale (link)
Così, che si tratti di errore o malafede, parliamo di altri soldi pubblici che verranno regalati alle solite grandi aziende delle infrastrutture (Ansaldo Sts, Astaldi, Salini Impregilo ecc.) e dispersi nei rivoli insidiosi (e spesso criminali) dei subappalti, con buona pace dei tanti utenti che aspettano da decenni il riammodernamento delle vecchie linee ferroviarie.

Pubblico la replica di Rete Ferroviaria Italiana:

Nell’aprile 2003 FS Italiane, attraverso la società TAV, poi incorporata in RFI, pubblica il concorso internazionale per la progettazione della stazione Napoli Afragola. Nell’ottobre dello stesso anno, viene proclamato vincitore il progetto dello studio Zaha Hadid Architetti di Londra. I lavori non sono mai stati bloccati per mancanza di fondi, bensì per problemi di natura economica e giudiziaria delle due imprese vincitrici di appalto. A marzo 2015 sono ripresi i cantieri con l’ATI Astaldi-NBI e i lavori di costruzione hanno avuto una durata di circa due anni.


L’opera non è mai stata oggetto di “lievitazioni” di costi. L’investimento economico complessivo è stato sempre di circa 140 milioni, di cui 75 per la costruzione della prima fase (14 milioni spesi con la prima ditta e 61 ora con Astaldi).


Saranno 36 i treni di Trenitalia e NTV che fermeranno ad Afragola, verso Salerno, Reggio Calabria, Roma e tutta la dorsale AV/AC. Nel 2022 sarà completata la linea Napoli – Cancello – Frasso Telesino, che intercetterà la stazione di Napoli Afragola, offrendo così collegamenti regionali e un collegamento diretto con Bari e Foggia. Inoltre, Regione Campania ha già avviato il progetto di prolungare la Circumvesuviana con una bretella dalla stazione esistente di Volla a quella di Afragola, diventerà così possibile avere anche collegamenti metropolitani.